Agnone – Reti di Fuochi. Quando il patrimonio diventa processo condiviso
L’incontro Reti di Fuochi, svoltosi ad Agnone il 6 dicembre 2025, non è stato un evento da archiviare, ma un passaggio di processo.
Nel corso della giornata si è resa visibile una trama costruita nel tempo: ricerca sul campo, relazioni tra comunità, ascolto reciproco, responsabilità condivise.
Un lavoro lento, che non nasce per rispondere a scadenze o bandi, ma per tenere insieme persone, territori e pratiche vive.
La ricerca antropologica, con Letizia Bindi e Ignazio Emanuele Buttitta, ha richiamato con forza il senso del patrimonio culturale immateriale come processo e non come oggetto: un patrimonio che vive solo se viene praticato, trasmesso e continuamente rinegoziato dalle comunità che lo abitano.
Il contributo istituzionale, con Omerita Ranalli (ICPI – Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Ministero della Cultura) e Leandro Ventura, ha chiarito un punto decisivo: i percorsi di riconoscimento – anche in ambito UNESCO – non sono traguardi simbolici, ma impegni nel tempo, fondati sulle buone pratiche di salvaguardia e sul lavoro in rete tra comunità patrimoniali.
La voce di Domenico Meo ha ricostruito la genesi della rete dei fuochi rituali, mostrando come essa nasca da anni di ricerca sul campo, incontri, fiducia costruita passo dopo passo, fino a diventare una vera comunità di comunità, capace di tenere insieme territori, rituali e culture differenti.
Accanto a questi sguardi, l’intervento di Giuseppe (Beppe) Marinelli, presidente dell’Associazione della ’Ndocciata, ha riportato l’attenzione sulla dimensione più esposta e spesso invisibile del patrimonio: quella della resistenza culturale delle comunità.
Marinelli ha ricordato come i riti del fuoco abbiano rappresentato nel tempo una risposta collettiva allo spopolamento, all’abbandono e alla marginalizzazione delle aree interne.
Non spettacolo, ma presa di parola pubblica; non folklore, ma voce di comunità che non intendono scomparire.
Senza il lavoro quotidiano di associazioni e gruppi portatori, nessuna rete sarebbe possibile, nessun riconoscimento avrebbe senso.
Il momento conclusivo dell’incontro – la restituzione pubblica e lo scambio rituale – ha reso visibile ciò che tiene insieme tutto questo lavoro:
non protocolli, ma relazioni;
non eventi isolati, ma continuità;
non vetrine, ma cura del patrimonio vivo.
Agnone, in questo senso, non è stata una semplice tappa.
È stata uno dei luoghi in cui la Rete dei Fuochi Cerimoniali ha mostrato la propria maturità: come pratica di comunità, come spazio di confronto tra saperi diversi, come responsabilità condivisa verso il patrimonio culturale immateriale.
Questo ciclo di pubblicazioni non chiude un percorso, ne fissa una soglia.
Perché il fuoco, se è patrimonio, non si celebra una volta sola: si custodisce insieme, nel tempo.
📌 I materiali video dell’incontro “Reti di Fuochi – Agnone” sono disponibili in questa playlist:
https://www.youtube.com/watch?v=lTHdrV0C_yQ&list=PLqbTJ_iGdhIkgTXwzjZrmfeZ8e4djMsVz
(by nicola)
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