Il fuoco che resta e il fuoco che passa

Il 1° gennaio 2026 la fiamma olimpica attraverserà il Molise.
Non è un dettaglio di calendario. È una soglia.

La fiamma olimpica nasce in Grecia, viene accesa con un rito, custodita e trasmessa di mano in mano fino a diventare simbolo universale. Il suo senso profondo non è lo sport. È il passaggio

Un fuoco non si inventa: si riceve.
Non appartiene a chi lo porta, ma a chi lo custodisce.

Nei territori che conoscono il fuoco, il caso non è mai neutro.
Esistono segni, coincidenze dense, passaggi che chiedono di essere colti e interpretati. Quando un ciclo si chiude e un altro si apre, il fuoco non arriva per caso.

Sarebbe stato bello se la fiamma olimpica avesse toccato uno dei paesi simbolo dei riti del fuoco molisani. Non per rivendicare una precedenza, ma per rendere visibile un legame profondo: quello tra un fuoco che viaggia nel mondo e un territorio che il fuoco lo custodisce da secoli.

In Molise, infatti, il fuoco non passa una volta ogni quattro anni: abita! È rito, comunità, responsabilità condivisa.

Non è una teoria. È un fatto.

Il 6 dicembre scorso, ad Agnone, 26 Comuni provenienti da quattro regioni italiane – Molise, Abruzzo, Toscana e Puglia – hanno dato vita alla Festa dei Fuochi Rituali, trasformando il centro storico in un fiume luminoso di fuochi mobili e fissi. Tradizioni diverse, unite dallo stesso elemento. Un fatto reale, non una promessa.

Eppure resta un nodo aperto.

In Molise 135 comuni su 136 celebrano ancora riti del fuoco.
Ma solo 15 amministrazioni, ad oggi, hanno scelto di sottoscrivere il Protocollo di Agnone, riconoscendo formalmente questo patrimonio come responsabilità collettiva.

Non è una colpa. È una responsabilità aperta.

Se il mondo riconosce il valore universale della fiamma olimpica, deve ancora riconoscere la forza collettiva dei fuochi del Molise: un unicum per diffusione e profondità culturale.

Il 2026 può e deve diventare l’anno dei fuochi del Molise.
Non per decisione calata dall’alto, ma per un processo che è già in atto. Un processo che chiede visione, continuità, capacità di tenere insieme comunità, territori e memoria viva.

Mangia Fuoco nasce da questa evidenza.
Non per inventare tradizioni, ma per custodire, connettere e rendere leggibile al mondo un patrimonio già vivo, già condiviso, già capace di attraversare i territori senza spegnersi.

Quando un fuoco antico entra in un territorio il primo giorno dell’anno, chiede di essere abitato, non solo accolto.

Accendiamo memorie.
Coltiviamo futuro.

(by nicola) 

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